Buon viaggio!

-La vita è come un viaggio in treno, con le sue stazioni, i suoi cambi, i suoi binari e i suoi incidenti. Nel nascere, saliamo in treno e ci troviamo con i nostri genitori, credendo che viaggeranno sempre al nostro fianco. Ma in qualche stazione, loro scenderanno lasciandoci viaggiare da soli.
Nello stesso modo, sul nostro treno saliranno altre persone, per noi significative: fratelli, amici, figli e forse anche l’amore della nostra vita. Molti scenderanno e lasceranno un vuoto permanente. Altri invece, passeranno inosservati.


Questo viaggio, sarà ricco di gioie, dispiaceri, fantasie, attese e saluti.
La riuscita di questo viaggio, consiste nell’avere una buona relazione con tutti i viaggiatori e nel dare a loro i meglio di noi stessi.

Il grande mistero è che noi non sappiamo in quale stazione scenderemo.

Per questo, dobbiamo vivere nel migliore dei modi : amare, perdonare, ed offrire
il meglio di noi. Così, quando arriverà il momento di scendere ed il nostro sedile rimarrà vuoto, lasceremo bei ricordi agli altri passeggeri del treno della vita.

Ti auguro, che nel tuo viaggio, per questo e tutti i prossimi giorni, mesi, anni che resteranno, sia ogni giorno più bello. Semina amore e raccogli esiti.

Ti ringrazio di essere uno dei passeggeri del mio treno, e a coloro che ne fanno parte, auguro un buon viaggio.-

Anonimo

 

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Messaggi importanti alla stazione

Il treno è la metafora della vita.

Com’era? Ah si.
” Questo viaggio sarà ricco di gioie, dispiaceri, fantasie, attese, saluti…”

E quando pensi dentro di te a quello che vivi, che non è proprio tutta questa festa, scendi da un treno  per ritrovarti davanti un messaggio.
Non è una coincidenza.
E’ un segno? Forse.
Ma tu ci credi. Lo senti tuo. E allora sorridi. Quel messaggio, Alice, è proprio per te.

Messaggi importanti alla stazione.
Niente è per caso. Tutto ha un perché.

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“.. ti auguro che il tuo viaggio, nel treno della vita, per questo e per tutti i prossimi giorni, mesi, anni che resteranno, sia meglio ogni giorno, seminando amore e raccogliendo esiti.
Ah! Ti ringrazio per essere uno dei passeggeri del mio treno.. e a coloro che ne faranno parte, auguro buon viaggio!”

Alice

 

 

Ombre cinesi – un viaggio al buio

Dicembre. Fuori fa freddo.
E’ tardi.
Sono le 18:50 e il treno è già arrivato.
Il tempo di lasciar i ferrovieri svolgere il proprio lavoro sulla lunga fila di carrozze e si riparte.

Di rado prendo quel treno, in particolar modo d’inverno.
Se succede, è perchè tardo con qualche lezione, o con qualche progetto da portare a termine entro la giornata.

Il treno è pieno, il che mi da tranquillità… essere da soli, è bello si, ma non sempre.
A fianco a me, due ragazzi, probabilmente studenti universitari che parlano tra di loro: ridono, scherzano e discutono su quanto sia noioso e faticoso dare esami durante il mese di Gennaio.

Io, nel mentre, mi lascio prendere da quello che succede fuori: persone che conosco corrono a prendere il treno a fianco al mio, pensieri e teorie su cose successe tra quei binari nel lungo periodo di tempo durato due anni circa, problematiche varie, e qualche spezzone di vita divertente.

Ore 19, orario di punta per i pensieri di fine giornata.
Sento il fischietto dalla testa del treno: si parte.
Ci immergeremo sicuramente in un muro di nebbia appena fuori dalla stazione, tipica di queste serate invernali. Nel frattempo, il calore del treno coccola e riscalda il cuore.

Ad un tratto, le luci della carrozza si spengono.
Buio. Non si vede nulla.

Il treno parte, esce dal binario e prende velocità.
Mi guardo attorno un pò preoccupata, come tutti gli altri viaggiatori, rendendomi subito conto di un particolare interessante che andava oltre ad ogni quesito su cosa stava succedendo. Sono capitata in una carrozza che nel suo buio, offriva un effetto cinema grazie alle luci provenienti dai lampioni esterni sul raccordo della stazione.

I volti, sono diventati improvvisamente silouette disegnate dalla luce.
Tutto scorreva velocemente a ritmo di musica proveniente dalle mie cuffiette,
e tra quei sedili si è creata la calma più totale.
Dal finestrino scorre la pellicola su cui è raffigurato quel binario diventato linea retta.
Gli sguardi sono curiosi e attenti a ciò che accade.

Un piccolo attimo di magia.

Assieme alle luci, si sono spenti tutti i pensieri che viaggiavano nella mente ad una velocità impressionante.
Quel treno, ha regalato a tutti i suoi viaggiatori uno spettacolo unico e irripetibile.
Un viaggio al buio, tra bellezze create dalla luce e quei dolci attimi di felicità.

Le lampade si sono riaccese.
Mi guardo attorno.  Forse si è guastato qualcosa, ma ora sembra tutto nella norma.
Mi lascio cullare dalle note ripensando all’accaduto.
Vorrei poterlo rivivere.

Momentaneamente, soltanto viaggiando con la fantasia.

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Foto scattata durante i dieci minuti di buio – stazione di Bologna Centrale
Dicembre 2017

Dove fermano i treni

“Dove fermano i treni
parte un pò di vita, da
dove fermano i treni
e proprio là, dove fermano i treni,
parte sempre un altro varietà

parte sempre un altro varietà…”

L.Ligabue – Dove fermano i treni

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Un ricordo d’infanzia

 

Avevo 6 anni, e i treni, sapevo a stento cosa fossero.

L’estate era il periodo più bello: la scuola finiva, i voti non erano granchè, ma l’unica cosa a cui si pensava era giocare e fare lunghe corse in bicicletta sull’argine.
All’epoca portavo due lunghe treccione color castano e una frangetta fine sopra gli occhi.
Ero un pò come Alice: una bambina curiosa, alla quale non sfuggiva nulla.

Nel periodo compreso fra Giugno e Luglio era programmata la partenza della nonna verso il mare, e al tempo, per fare lunghi viaggi evitando l’utilizzo dell’auto, si usavano proprio loro: i treni.

Era un lunedì mattina, e nel corridoio di casa c’erano le sue valigie pronte da caricare sulla vecchia Passat di papà per poi portarla a prendere il treno, a Sermide, piccola cittadina sulla riva del fiume Po.
Dopo una lacrimuccia di malinconia scesa lentamente sulle mie guanciotte rosse, partimmo verso la ferrovia. Era mattina e faceva molto caldo.
Arrivammo davanti al grande edificio, scaricammo le valigie e accompagnammo la nonna al binario.

Entrati all’interno della stazione, la mia attenzione venne attirata da qualcosa di veramente curioso che ancora oggi ricordo sorridendo: alla mia sinistra si intravedeva da una porta semi aperta, una stanza  in cui era in piedi la sagoma di un uomo con gli occhiali il quale aveva il viso illuminato appena  da mille luci che comparivano su un banco color grigio.
Cen’erano di ogni tipo: rosse, gialle, verdi, strisce lampeggianti davano colore a quel poco che si intravedeva di quell’uomo.

Fu un momento magico.
Ero rimasta lì a guardarlo, senza sapere bene quello che stava facendo, leggermente tirata dalla mano di papà che mi sussurrava: “E’ arrivato il treno, saluta Nonna e dalle
un bacio.”

Eccolo.
Sentii il rumore del suo motore dall’altra parte del marciapiede.
E’ carico di viaggiatori in partenza per le vacanze.

Buone ferie, miei cari viaggiatori.
Immersa ancora con la mente tra quelle lucine che brillavano, e mano nella mano
con mio padre, tornai indietro verso il parcheggio.

Tutt’ora, quando metto piede dentro la a quella  stazione, il mio sguardo si volge verso quella parte che oggi non c’è più. Mi chiedo se sia stato un sogno o la realtà.

Era pura magia, di quelle indelebili, che soltanto i bambini possono provare,
difficili da descrivere, piene di fascino, difficili da dimenticare.

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Un treno che dorme

C’è un treno sulla mia tratta che ha un qualcosa di estremamente particolare.

E’ un “treno che dorme”.

Come può un treno dormire? Solo nella fantasia di un bambino, un treno può dormire, ronfare. Hai presente? Tipo cartone animato. Quelli bellissimi dove i mezzi di trasporto hanno naso, bocca e anche orecchie. Si, caro lettore. Hai capito bene.
Il mio treno “dorme”.

Parte presto dalla stazione di Bolzano, a mattina inoltrata e carica ogni giorno più di trecento persone. E’ diretto a Bologna Centrale, e ospita tantissimi pendolari che… si, dormono. Tra gli scompratimenti, non bisogna aver paura di trovare qualche personaggio un pò agitato. Dormono tutti. Sono tutti assonnati, stanchi, e mentre il sole fatica a salire, loro si lasciano dolcemente cullare dal dondolio del convoglio.

E’ anche un pò il treno dei sogni. Quanta immaginazione passa attraverso a quegli scompartimenti? Quanti sogni prodotti dalla mente viaggiano alla velocità di quel treno?
Un treno che dorme. Un treno che riposa. Un treno di pace.
Un treno dove ogni volto ha gli occhi chiusi immersi in un sonno sereno e profondo, che nemmeno il capotreno riesce ad interrompere per chiedere il biglietto.
Alcuni passano e si meravigliano di come gli studenti dormano bene. Altri si divertono solo a spiare tra le porticine flessibili degli scompartimenti. Alcuni vorrebbero andare in punta di piedi senza disturbare. Altri ancora, passano tra i corridoi e sottovoce dicono: “Buongiorno, i biglietti” come se dovessero confidare un segreto sottovoce.

Un treno che dorme. Un treno assonnato.
Un treno che viaggia sulle sue rotaie e tra i sogni dei suoi viaggiatori.

 

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C’è una lettera per te.

Cari lettori, appassionati, curiosi, esploratori, amanti delle ferrovie..

Sono qui seduta su questo sedile color blu scuro a pensare a questo anno che piano piano se ne sta andando. La piccola Alice, che tanto amo interpretare, sta facendo scorrere dentro al suo cuore tutti gli scorci più belli visti tra questi posti a sedere, tra questi lunghi corridoi che, percorrendoli, sembrano quasi non finire.IMG_0877

Le persone, i sorrisi, le piccole storie, quelle d’amore e quelle che invece rimangono lì ferme, quelle persone che corrono per non perdere l’ultimo treno che li porterà verso una meta che solo loro sanno. Scorre dentro alla piccola bimba curiosa dai capelli color sole di giugno, una pellicola cinematografica in cui sono impressi i momenti più belli, le emozioni e le piccole ma semplici scoperte in questo mondo incantato che riesce a vivere in un modo che soltanto lei conosce.

Un altro anno se ne va.

Il primo, passato a tenere sempre il muso all’aria e l’occhio svelto e attento, che non si perde mai una virgola di quello che accade in questo posto bellissimo chiamato “stazione”, per alcuni luogo di transito, per altri luogo di intensi vissuti difficili da dimenticare, scolpiti nell’anima, ricordi indelebili.

Tra un treno a vapore e uno regionale, il tempo è volato via come le foglie in autunno spazzate dal vento, il quale non da loro possibilità di rimanere ancora un attimo ad ascoltare il cuore pulsante della terra, che permette a milioni di persone di godersi lo spettacolo della rugiada mattutina attraverso vetri su percorsi ferrati, con una velocità che porta via non soltanto il corpo ma anche il cuore, avvologendolo con una ventata di sensazioni ed emozioni che solo un pendolare o un semplice esploratore può conoscere.

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Ci aspetta un nuovo anno, pieno di treni, piccoli momenti che rimangono impressi nel cuore, pieno di persone, di sole, di gioia e magari anche qualche tristezza: la vita alcune volte sa donarci anche momenti in cui dal treno si vorrebbe scendere per non affrontare le cattiverie o i momenti di sconforto. Ma poi arriva la forza, e allora decidi di rimanere seduta e di andare a meta e scoprire…scoprire, con la stessa identica curiosità e l’entusiasmo di prima.

A voi tutti, un augurio grande come il mondo di poter vivere le meraviglie del mondo che vi circonda, di buone feste e un buonissimo 2018.

Ci sono ancora tante cose che aspettano solo di essere scoperte, nel piccolo grande mondo della ferrovia.

Vostra

Alice tra i binari

 

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Ciuf ciuf, la vaporiera sbuffa.

Verona Porta Nuova, 2 Aprile 2017.

Sono circa le 8:40, un caffè veloce al bar: sul binario 1 c’è un treno che avrà quasi cento anni. Color marrone, tante porte con una maniglia color oro un pò arrugginito…probabilmente è il tempo che le ha rese così, ma nonostante fosse la seconda volta che viaggiavo su un treno d’epoca, mi sentivo come i bambini quando a Natale gli viene regalato un trenino: felice.

Perchè si, un treno storico in mezzo al moderno, emoziona.

E’ una carica enorme. E’ una molla che viene tirata e lanciata.

E’ un lungo attimo di felicità, che vorresti durasse per sempre.

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Dalla carrozza n.5, sulla quale ero in servizio, si sentiva l’odore del fumo proveniente da lei,  quella che i ferrovieri chiamano ” Signorina ” in modo dolce ed affettuoso. Arrivava da molto lontano, nelle zone del Torinese, lucida come uno specchio, pronta per il viaggio con prima tappa a Peschiera del Garda, e come arrivo Mantova Fs.

Sbuffava.

La fuliggine era attaccata alle porte degli scompartimenti, ma sporcarsi le mani era comunque bellissimo. Carbone, famiglie felici e curiose di sapere cosa ci facevo in pettorina arancione su e giù per gli scompartimenti.

Bambini che non aspettavano altro che vedere la locomotiva partire. Il capotreno fischia, si parte. Sbuffa, e ancora sbuffa. Il rumore è forte, l’emozione è tanta. Sul binario le persone salutano incredule ed esterefatte nel vedere un treno così ancora in funzione nonostante l’età.

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Il cuore si riempie di gioia, il bagagliaio è pieno di biciclette. Settanta ciclisti totali pronti a smontare a Peschiera per cominciare il percorso sulla ferrovia del Mincio.

Nel cielo splende il sole, e nel frattempo la locomotiva continua a buttare fuori il fumo nero.

A Peschiera del Garda, la sosta è lunga. Si ha il giusto tempo per guardarsi attorno e godersi la meraviglia delle carrozze storiche assieme alla sua locomativa. Persone, sorrisi attorno a me, saluti, baci e abbracci.  Nel frattempo la signorina fa manovra, pronta per trainare il treno verso la città di Rigoletto, Mantova.

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Si riparte. Sento il fischio, ora lei è vicino alla mia carrozza. Durante il viaggio, nel grande bagagliaio, ci sono i volontari che scambiano quattro chiacchiere tra di loro e nel fondo, dalle porte trasparenti, si vedere il musone nero della 640 che oscilla leggermente. Tira il treno, con tutte le sue forze, lungo quei binari, fino all’arrivo dove ci aspetta un capostazione con una bandiera rossa in mano, vestito di tutto punto, con tanto di cappello, anch’esso di color rosso acceso.

La sosta è lunga, ma anche qui, si ha il tempo per godersi la meraviglia di un treno d’altri tempi. Tra i ferrovieri, si sente aria di festa e di serenità. C’è chi ti racconta della propria vita, altri che ti donano la loro esperienza lavorativa nell’ambiente ferroviario.

Una vita più curiosa e affascinante dell’altra. Tra i più anziani, c’è anche chi racconta dei tempi della guerra, quando le ferrovie italiane furono bombardate, e dai treni nelle grandi stazioni ancora intatte, scendevano dai convogli i soldati che arrivavano dal fronte.

Interno

Non smetterei mai di ascoltare.

Il tempo corre, veloce, un pò come il nostro treno. Sbuffa di nuovo la vaporiera dopo la manovra,  si sente il fischio dalla coda del treno, e nel mentre i passeggeri rincominciano a salire. Il viaggio, piano piano, volge al termine . Ci si raduna nel bagagliaio durante gli ultimi attimi,  e si rincomincia a raccontare storie di vita, esperienze, momenti e frammenti di ferrovia.

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“E’ già finita?”

In realtà l’avventura è appena cominciata, perchè nel momento in cui si salutano i passeggeri, ci si rende conto, in quanto volontaria, che il viaggio è appena iniziato, e nel cuore al ritorno su quel binario della grande stazione di Verona Porta Nuova, c’è una grande voglia di rifare tutto da capo, ma bisogna attendere. E sono sicura che dopo questo evento, l’attesa sarà piena di emozioni, di pensieri e di voglia di rimettersi di nuovo in gioco.

 

Ancora una volta, tra i binari e i ferrovieri, sono riuscita a sentirmi a casa.

 

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Al prossimo viaggio, fatto di continue emozioni.

 

Treno storico organizzato da Associazione Veneta Treni Storici – Sede di Verona 

Tratta: Verona – Peschiera Del Garda – Mantova // Mantova – Verona P.N.

Vaporiera 640 143 proveniente da FerAlp Bussoleno ( Torino ), Carrozze 100porte e Bagagliaio biciclette, Trenitalia.

 

 

Persone, cuore pulsante del treno.

Il cuore pulsante di un treno è composto sicuramente dalle persone. Sali alla mattina, le vedi, ognuna in una posizione diversa, vestite in maniera differente. C’è chi dorme, chi è sveglio. Chi ha un libro in mano, chi ha le cuffie nelle orecchie. Sono loro che compongono il treno. Senza di loro, i lunghi vagoni sarebbero vuoti e tristi.

Persone con mete a noi totalmente sconosciute, immerse nei loro pensieri, riflesse nei vetri che col buio diventano veri e propri specchi.

E’ quasi estate, e sui treni si respira aria di viaggi mentali e di voglia di vivere.

 

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Il momento migliore per osservare i pendolanti, immersi nella calma più totale, è sicuramente alla mattina presto. Silenzio, volti rivolti verso computer, libri e finstrini. Chissà a cosa pensano. Chissà da dove vengono. Chissà dove stanno andando.

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I treni sono luoghi in cui le persone non hanno bisogno di avere maschere.

Le stazioni diventano dei veri e propri formicai in fermento. Un teatro pieno di attori spontanei, che corrono avanti e indietro, su e giù dal palco. Ognuno di loro è particolare ai miei occhi di osservarevatrice, ognuno di loro ha segreti che non si possono conoscere ma si possono soltanto immaginare.

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Riposano. Alla mattina presto e alla sera durante il viaggio di ritorno. Le giornate dei pendolari sono lunghe e intense. Pendolare avanti e indietro non è semplice: ci vuole impegno e voglia di viaggiare. Alcuni di loro chiudono gli occhi, intraprendendo altri viaggi dove solo la mente può arrivare. A cullarli, ci pensa il treno e il suo dolce dondolare.
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Viaggi di ritorno. Alla sera, la stazione ricolma di persone, si riempie di ombre create dalle luci dei neon  un pò soffocate.  I marciapidei diventano luogo in cui camminano sagome dirette ai loro posti a sedere. Si ritorna a casa.

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E la mattina seguente si rincomincia. La sveglia suona, i pendolari si preparano alla partenza. Il cuore del treno ritorna a pulsare. Dai vetri passano raggi di sole che illuminano i volti delle persone, un pò assonnate, un pò stanche, ma piene di voglia di rincominciare a pendolare.

 

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Ben tornata a casa, Alice

Oggi, Alice è tornata a casa. Tra i binari. Alice è tornata a scoprire il mondo ferroviario con gli occhi di una bambina che muore dalla voglia di esplorare il mondo. Alice, è tornata a casa, tra i binari di Bologna C.Le.

Non è stato facile. E’ stato un ritorno fatto di felicità, ma anche di tanta tristezza, mista alla voglia di rincominciare da capo, prendere coraggio e andare. Alla fine, sotto sotto Alice è una bambina coraggiosa, ha soltanto bisogno di respirare profondamente e di guardare avanti. Alice è tornata. Comincia per lei, una nuova avventura fatta di speranza, forza e tanta voglia di non cadere più.

Ben tornata Alice, fra i tuoi binari.

 

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