Un ricordo d’infanzia

 

Avevo 6 anni, e i treni, sapevo a stento cosa fossero.

L’estate era il periodo più bello: la scuola finiva, i voti non erano granchè, ma l’unica cosa a cui si pensava era giocare e fare lunghe corse in bicicletta sull’argine.
All’epoca portavo due lunghe treccione color castano e una frangetta fine sopra gli occhi.
Ero un pò come Alice: una bambina curiosa, alla quale non sfuggiva nulla.

Nel periodo compreso fra Giugno e Luglio era programmata la partenza della nonna verso il mare, e al tempo, per fare lunghi viaggi evitando l’utilizzo dell’auto, si usavano proprio loro: i treni.

Era un lunedì mattina, e nel corridoio di casa c’erano le sue valigie pronte da caricare sulla vecchia Passat di papà per poi portarla a prendere il treno, a Sermide, piccola cittadina sulla riva del fiume Po.
Dopo una lacrimuccia di malinconia scesa lentamente sulle mie guanciotte rosse, partimmo verso la ferrovia. Era mattina e faceva molto caldo.
Arrivammo davanti al grande edificio, scaricammo le valigie e accompagnammo la nonna al binario.

Entrati all’interno della stazione, la mia attenzione venne attirata da qualcosa di veramente curioso che ancora oggi ricordo sorridendo: alla mia sinistra si intravedeva da una porta semi aperta, una stanza  in cui era in piedi la sagoma di un uomo con gli occhiali il quale aveva il viso illuminato appena  da mille luci che comparivano su un banco color grigio.
Cen’erano di ogni tipo: rosse, gialle, verdi, strisce lampeggianti davano colore a quel poco che si intravedeva di quell’uomo.

Fu un momento magico.
Ero rimasta lì a guardarlo, senza sapere bene quello che stava facendo, leggermente tirata dalla mano di papà che mi sussurrava: “E’ arrivato il treno, saluta Nonna e dalle
un bacio.”

Eccolo.
Sentii il rumore del suo motore dall’altra parte del marciapiede.
E’ carico di viaggiatori in partenza per le vacanze.

Buone ferie, miei cari viaggiatori.
Immersa ancora con la mente tra quelle lucine che brillavano, e mano nella mano
con mio padre, tornai indietro verso il parcheggio.

Tutt’ora, quando metto piede dentro la a quella  stazione, il mio sguardo si volge verso quella parte che oggi non c’è più. Mi chiedo se sia stato un sogno o la realtà.

Era pura magia, di quelle indelebili, che soltanto i bambini possono provare,
difficili da descrivere, piene di fascino, difficili da dimenticare.

37789202_910371959164600_2240276953300992000_o

Un pensiero su “Un ricordo d’infanzia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...