Me, il treno e la mia vita.

E’ il primo post che pubblico, e per questo motivo, voglio proprio che sia speciale.

Mi chiamo Giulia, ho 20 anni e sono una pendolare. Prendo il treno, o meglio, i treni ogni giorni per raggiungere l’Università. Perché i treni hanno a che fare con me in maniera così stretta? E bene, a loro devo il coraggio di non scappare dalle mie difficoltà per affrontarle, e gli devo la grande forza di non mollare tutto e di vedere ciò che mi circonda apprezzandolo.

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Ho sempre amato i treni, sin dalle superiori. Ho frequentato il Liceo Artistico Grafico di Ostiglia, a 200 m dalla Stazione Ferroviaria del paese, attualmente dismessa e immersa nel degrado più totale. Amavo passare un pò del mio tempo seduta sulla panchina esterna rivolta ai binari. I treni, mi hanno sempre dato un grandissimo senso di libertà che gli autobus che frequentavo non riuscivano a darmi. A volte, i miei compagni che prendevano il treno in direzione Verona, quando rimanevamo a studiare in biblioteca mi chiedevano se mi andava di accompagnarli in stazione nuova per tornare a casa. Non mi sono mai tirata indietro. Mi piaceva aspettare i transiti dei treni merci e degli Eurocity diretti a Monaco. Per me il treno era magico, almeno a guardarlo passare, a pensare a dove poteva arrivare.

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La ferrovia, nonostante questo, con l’inizio dell’Università non mi è andato subito a genio come ambiente. Prima di tutto, avevo scelto una facoltà diversa da quella che volevo scegliere e sopratutto il posto, Bologna, che avevo scartato dalle mie idee per dare spazio alla nuova avventura che volevo vivere, non mi piaceva. La odiavo. Sentivo che non era il posto adatto a me.  Insomma, sono partita con le idee totalmente sconvolte, in un posto che già da tempo non sentivo mio, e poi, in mezzo alla confusione più totale, è arrivato il treno.

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Essere pendolari non è così semplice. E’ un ritmo da mantenere, tutti i giorni, ed è ancora più difficile se bisogna farlo tutti i giorni in orari diversi. L’impatto con Bologna Centrale, inizialmente è stato dei peggiori a partire da un episodio poco piacevole dove un barbone girava sul mio binario con un aria poco affidabile. Presi una gran paura, e da allora promisi a me stessa che in quella sottospecie di giungla non avrei mai più messo piede.

Ma poi, tra una difficoltà e l’altra, tra un cambio da un treno all’altro, tra il sentirmi sempre sola e il continuo lavoro assegnato da svolgere, ho scoperto che il mio vuoto riusciva a colmarlo proprio il  mezzo di trasporto che usavo: il treno.

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Cominciavo ad abituarmi all’idea che viaggiare su quel mezzo fosse meraviglioso, e che mi desse anche quella spinta di gioia che mi mancava da un bel pò di tempo. Cominciò a piacermi anche la stazione, che inizialmente mi fece una gran paura. Mi piaceva osservare cosa succedeva attorno a me: i rumori, i treni che arrivavano e che partivano. Ho anche cominciato ad imparare qualche modello, alcuni nomignoli simpatici, in particolare quelli delle motrici che spesso sono soprannominate con nomi di animali. Ho anche cominciato a studiarli in termini di “Design” quindi i Brand delle aziende ferroviarie, gli interni, la loro forma, le scelte dei grafici sulla progettazione delle livree e via dicendo. Ma un’arte in particolare mi permise di esprimere questa passione: la fotografia.

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Ho cominciato a fotografare treni. Qualunque modello. Treni fermi e treni in  corsa. Ho cominciato a fotografare i pendolari, persone che aspettano, persone che vivono per un istante la stazione. Ho cominciato a fare delle piccole polaroid, scattate con un semplice cellulare. Mi piaceva e mi piace ancora catturare i momenti di vita ferroviaria. I treni, da quel momento sono diventati per me, fonte di ispirazione. Non avevo più paura, avevo soltanto voglia di vivere l’ambiente a 360 gradi, e la fotografia fu una grandissima compagna di avventure nella mia vita da pendolare. Ho cominciato così a documentare i miei viaggi, sulle due linee che ancora frequento, la Suzzara – Ferrara e la Bologna-Verona. Ho cominciato a scoprire gli scorci che all’inizio, a causa della mia grande tristezza, non riuscivo a vedere. Poi, successivamente, ho cominciato ad usare anche l’illustrazione. Non mi ritengo una grande disegnatrice, ma ho cominciato a raccontare le mie vicende tramite dei disegni fatti a mano applicati sulle foto, e poi, successivamente, ho cominciato a fare anche delle rielaborazioni grafiche sugli scatti e sopratutto ho cominciato ad applicare questi lavori ai miei esami universitari.

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A distanza di un anno, dopo la batosta del primo anno universitario, dopo la scoperta della ferrovia come ambiente e come persone che ancora oggi mi ” donano ” la loro esperienza da ferrovieri, dopo tutti i giramenti di idee, fotografo ancora quella meraviglia chiamata  “ferrovia”. Sono diventata più forte: il fare da pendolare mi ha permesso di crescere e di vedere anche quello che mi era difficile osservare. Col tempo ho anche appurato che la mia “passione” doveva essere concretizzata in qualche modo, a livello ferroviario e a livello artistico. Nel primo livello, ho deciso di mandare richieste lavorative con la speranza che questo desiderio di entrare a far parte di questo mondo si avveri, e sopratutto, ho anche deciso di impiegare il mio tempo libero al volontariato sui treni storici, presso l’Associazione Treni Storici di Verona, facendo qualche viaggio sui treni a vapore e dando una mano ai volontari in deposito quando c’è bisogno. A livello artistico, nell’ultimo periodo, tantissime persone, fra cui anche alcuni professori dell’Accademia, hanno contribuito a incentivare questo mio scattare foto ai treni e pubblicarle, facendomi conoscere altre persone che coltivano la mia stessa passione, legata all’ambito filosofico e anche un pò all’ambito tecnico ( chiaramente poco) , dandomi la possibilità di “fare  strada ” tra piccole mostre e piccole interviste lanciate sul web dove racconto di me e del mio piccolo mondo.

Credo che se non ci fossero i treni, la voglia di viaggiare e di vedere, oggi non sarei la persona che sono. Forte, ma allo stesso tempo anche un pò fragile. Determinata e con una voglia di viaggiare che sembra non fermarsi mai. Forse aldilà di tutto, se non avessi intrapreso questo percorso universitario e se non avessi cominciato a fare avanti e indietro con ben due treni, ora non sarei la persona che sono. L’essere pendolare mi ha resa forte da tanti punti di vista e mi ha permesso di sviluppare la mia passione per la fotografia mettendola in pratica su un ambiente inizialmente a me sconosciuto ma che ora come ora, è magico e pieno di scorci che, se non si vive, non si possono nemmeno immaginare.

Vita da pendolare. Se non ci fosse il treno, non so come farei.

 

Giulia

 

 

3 pensieri su “Me, il treno e la mia vita.

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