Gente della sera: un viaggio nella notte tra musica e treni.

Luca Cesana, carissimo amico, collega e volontario di Ferrovie Turistiche Italiane con sede Palazzolo Sull’Oglio, ha un talento enorme per la scrittura e una grande passione per i treni. Ogni tanto nella mia casella WhatsApp arrivano le sue idee sotto forma di poesie, e tra un treno e l’altro, mi fa vivere il mondo ferroviario attraverso le sue parole.

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Ecco qui, una delle sue creazioni. Una Milano Centrale, un Luca poeta e i Pooh.

“Notte di Luglio feriale, Milano Centrale un caldo di Dio…”. Con le ultime luci del tramonto a bussare sui finestrini sporchi, la voce limpida dei Pooh, accompagnata da un arpeggio di pianoforte e da una chitarra ritmata, riadattati elettronicamente da viniliche incisioni, riecheggia spensierata nelle cuffie mentre il treno lentamente, proveniente dalla nordica cittadina delle Alpi di Tirano (uno dei confini più estremi delle ferrovie italiane), si appresta ad affrontare rumorosamente gli ultimi scambi a bassa velocità prima di decelerare e finalmente fermarsi lungo una delle oltre venti banchine predisposte alla sosta dei treni che compongono la storica, leggendaria ed architettonicamente unica, stazione di Milano Centrale. Le porte delle carrozze Medie Distanze MDVC si scostano con suono pneumatico e meccanico avvolgendo subito il passeggero di suoni, odori e colori (e sensazioni, soprattutto) come una Kashba marocchina ma fatta di acciaio, vetro, polvere, ruggine, umidità, pantografi che si alzano e si abbassano, fischi, ordini, luci che cambiano posizione, motori che iniziano la loro instancabile corsa in circolo comandati da leve, cigolii di freni, pressione che scorre nelle condotte, sbuffate, persone che salgono e scendono scale, caffè, reclam pubblicitari, voci elettroniche narcolettiche e di annunci e biglietterie. Insomma un mercato dove il denaro viene speso per viaggiare. Partire o tornare. Pagare pochi spicci al fine “possedere” un treno, per poche ore o minuti, un posto a sedere dove attendere anche se alla fine è il viaggio il vero scopo di quel piccolo pezzo di carta fatto di numeri e nomi. Come un certificato di nascita e di morte. Il nostro treno nasce da una stazione (nel gergo “ha origine”) e conclude la sua corsa (corsa? Il treno non corre, il treno percorrere nel tempo affidatogli dalla traccia oraria, un determinato tratto di chilometri di strada ferrata) in un’altra stazione. Come la vita non è detto che la fine sia per forza il capolinea (la stazione “di testa”), ci si potrebbe accontentare di una fermata, intermedia ma personale. Milano Centrale è così. È un continuo alternarsi di realtà e poesia, di sensazioni positive e negative, di storia e fantascienza. Chi ha designato questo polo di interscambio ferroviario come strategico non avrebbe sicuramente immaginato che per alcune persone, sfortunatamente non tutti, sarebbe divenuto il motivo di vita, un fulcro dove relazionarsi ed una casa per vivere insieme. Ferrovieri ed appassionati, sacro e profano. Non si tratta di semplice abitazione per sfortunati senza dimora che invadono le strade buie delle grandi città. Trattasi invece di un religioso tempio con adepti atti al culto del binario, della meccanica del moto, della fisica e della tecnica che studiano forze pluridirezionali ed i sistemi che generano tali forze atte a smuovere tonnellate di materiale metallico bidirezionalmente ogni giorno su sottili linee di ferro distanti 1435 millimetri senza alcun minimo errore tollerato. Milano Centrale è il luogo dove una foto descrive le emozioni. Dove riesci a leggere negli occhi anaffettivi delle locomotive se siano stanche oppure no. Perché anche loro si stancano. Si ammalano, si fermano, riposano e ripartono. Ci vuole amore. Ci vuole conoscenza per interfacciare uomo e macchina. Sarebbe assurdo creare qualcosa per affiancarci nelle operazioni quotidiane facilitandone senza comprendere il suo funzionamento e trascurandone le potenzialità. I ferrovieri te ne parlano. Guasti, ritardi, contrattempi ma anche anticipi e turni. Magari dinanzi una pizza unta ed acquosa o un caffè senza aroma, che importa? Questa sera offrono loro ma sanno che la volta prossima avrai modo di ricambiare. Si arrabbiano a volte, ti correggono se sbagli nozioni ed informazioni. Hanno ragione. Vorrebbero forse che qualcuno aiutasse a trasmettere agli altri sensazioni e motivi per i quali anche un turno straordinario di condotta diventa sostenibile. Ma devono essere corretti. Dati e concetti corretti, coerenti, che formano la persona accrescendone di valori il bagaglio ferroviario culturale. Ecco perché i ferrovieri girano sempre con uno zaino o una piccola sacca sulle spalle. “Qui c’è di tutto, è il casello del mondo si sa”, continuano a cantare Roby e Dody nelle cuffie ben infilate dentro le orecchie, cercando di rimanere soli nei propri pensieri prima di vaneggiare, ridere e scherzare con chi ci attende in divisa dopo l’ultimo treno condotto a destinazione. Milano Centrale è separata da una sottile linea di confine. È come il porto con il suo mare di notte. Fin quando rimani sotto le volte di ferro battuto e dal littorico fascio ti senti protetto ma non vedi cosa ci sia là fuori. È appunto quando ti sporgi, uscendo sulle lunghe banchine, che puoi permetterti di giudicare, di contemplare con occhi diversi la tua “casa”. La dimora in centro Milano, acquistata anch’essa con pochi spicci, per una sera. Domani sarà di qualcun altro, di qualche altra emozione che l’alba del giorno successivo cancellerà. “Gente della sera, siamo tutti qualcosa e qualcuno solitudini a colori in maschera alle porte di un altro mattino”. E tutto l’incantesimo rimane solo nel proprio cuore.

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POOH – GENTE DELLA SERA Canzone inserita nell’album “Buona Fortuna” pubblicato il 20 Giugno 1981, tra i più venduti del gruppo.

Notte di Luglio feriale, Milano centrale un caldo di Dio Persone in stazione a dormire, a rubare, a fumare a cambiare città qui c’è di tutto, è il casello del mondo si sa. Gente della sera, chi l’ha detto che fate paura sarabanda di folletti e bambole siamo tutti innocenti a quest’ora. Gente della sera, sconosciuto mi siedo e respiro benvenuto ad un pensiero insolito a quest’ora si è soli davvero. Da un vetro bucato del cielo è caduta la luna, la tengo per me; su pattini portafortuna rincorro una strada dolcezza perché, sui primi scalini dell’alba violenza non c’è. Gente della sera, siamo tutti qualcosa e qualcuno solitudini a colori in maschera alle porte di un altro mattino. Gente della sera, chi l’ha detto che fate paura io rispetto i gatti che sorridono nella notte curiosa e leggera. Senza guardarmi alle spalle in piedi sul mondo mi fido e mi va compriamo un giornale e vediamo il mondo che fa. Gente della sera, chi l’ha detto che fate paura. Gente della sera, siamo tutti qualcosa e qualcuno. Gente della sera. siamo tutti innocenti a quest’ora.

Testo di Luca Cesana – Volontario Ferrovie Turistiche Italiane

Alice tra i Binari

“Alice è una bambina molto curiosa.
Timida, veste l’azzurro cielo, e nel bel mezzo della sua vita, si ritrova catapultata nel ” paese delle meraviglie”.
Alice, rappresenterà l’autrice di questa pagina: una giovane pendolare, racconta fotograficamente le sue avventure sui treni, durante l’attività Universitaria. Il treno, è una passione nata da un’improvvisa caduta in un mondo a lei, totalmente sconosciuto, Bologna, trasformatosi da pauroso e inquietante, a pieno di spunti e avventure. La ferrovia, vista con gli occhi di una ragazzina alla scoperta di nuovi luoghi, nuovi treni, nuove avventure.”

“Alice tra i Binari”, è una mia iniziativa per raccontare sui social, le mie avventure da pendolare. Alice, mi rappresenta. Il suo “cadere” in un mondo nuovo e curioso, è collegato al mio arrivo in questo mondo. Quindi, lei sarà la figura che mi rappresenterà, e sarà protagonista delle mie vicende tra le stazioni e i treni.

21/02/2017   Oggi nasce la Pagina Facebook ” Alice tra i binari ”

 

https://www.facebook.com/alicetraibinari/?notif_t=page_fan&notif_id=1487689118818445

 

copertina

Primavera tra le rotaie

E’ Febbraio.

Fuori fa ancora freschino, ma al binario 3 Ovest, la primavera comincia a farsi sentire. E’ un mese particolare, per noi studenti. E’ tempo di esami, la gioia si spegne per lasciare spazio alle preoccupazioni dovute allo studio e alla fatica. Ma quando finiscono, arriva la primavera, il calore comincia ad aumentare nel cuore, e si tira un respiro di sollievo.

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Ieri, 20 Febbraio, si è conclusa la mia sessione straordinaria d’esame, con risultati più che ottimi, e oltre ad arrivare in me, la primavera è arrivata anche sul binario dove il mio treno fa capolinea per poi ripartire e ritornare al suo luogo d’origine.

Non esiste gioia più grande, che liberarsi di tanto peso per vivere il momento più bello della giornata: il sole che scende, io in mezzo ai treni, i raggi che mi toccano il viso, la catenaria che scorre veloce, la gioia che mi pervade totalmente.

E’ bello, sentirsi a casa, qui, a Bologna C.le

Me, il treno e la mia vita.

E’ il primo post che pubblico, e per questo motivo, voglio proprio che sia speciale.

Mi chiamo Giulia, ho 20 anni e sono una pendolare. Prendo il treno, o meglio, i treni ogni giorni per raggiungere l’Università. Perché i treni hanno a che fare con me in maniera così stretta? E bene, a loro devo il coraggio di non scappare dalle mie difficoltà per affrontarle, e gli devo la grande forza di non mollare tutto e di vedere ciò che mi circonda apprezzandolo.

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Ho sempre amato i treni, sin dalle superiori. Ho frequentato il Liceo Artistico Grafico di Ostiglia, a 200 m dalla Stazione Ferroviaria del paese, attualmente dismessa e immersa nel degrado più totale. Amavo passare un pò del mio tempo seduta sulla panchina esterna rivolta ai binari. I treni, mi hanno sempre dato un grandissimo senso di libertà che gli autobus che frequentavo non riuscivano a darmi. A volte, i miei compagni che prendevano il treno in direzione Verona, quando rimanevamo a studiare in biblioteca mi chiedevano se mi andava di accompagnarli in stazione nuova per tornare a casa. Non mi sono mai tirata indietro. Mi piaceva aspettare i transiti dei treni merci e degli Eurocity diretti a Monaco. Per me il treno era magico, almeno a guardarlo passare, a pensare a dove poteva arrivare.

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La ferrovia, nonostante questo, con l’inizio dell’Università non mi è andato subito a genio come ambiente. Prima di tutto, avevo scelto una facoltà diversa da quella che volevo scegliere e sopratutto il posto, Bologna, che avevo scartato dalle mie idee per dare spazio alla nuova avventura che volevo vivere, non mi piaceva. La odiavo. Sentivo che non era il posto adatto a me.  Insomma, sono partita con le idee totalmente sconvolte, in un posto che già da tempo non sentivo mio, e poi, in mezzo alla confusione più totale, è arrivato il treno.

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Essere pendolari non è così semplice. E’ un ritmo da mantenere, tutti i giorni, ed è ancora più difficile se bisogna farlo tutti i giorni in orari diversi. L’impatto con Bologna Centrale, inizialmente è stato dei peggiori a partire da un episodio poco piacevole dove un barbone girava sul mio binario con un aria poco affidabile. Presi una gran paura, e da allora promisi a me stessa che in quella sottospecie di giungla non avrei mai più messo piede.

Ma poi, tra una difficoltà e l’altra, tra un cambio da un treno all’altro, tra il sentirmi sempre sola e il continuo lavoro assegnato da svolgere, ho scoperto che il mio vuoto riusciva a colmarlo proprio il  mezzo di trasporto che usavo: il treno.

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Cominciavo ad abituarmi all’idea che viaggiare su quel mezzo fosse meraviglioso, e che mi desse anche quella spinta di gioia che mi mancava da un bel pò di tempo. Cominciò a piacermi anche la stazione, che inizialmente mi fece una gran paura. Mi piaceva osservare cosa succedeva attorno a me: i rumori, i treni che arrivavano e che partivano. Ho anche cominciato ad imparare qualche modello, alcuni nomignoli simpatici, in particolare quelli delle motrici che spesso sono soprannominate con nomi di animali. Ho anche cominciato a studiarli in termini di “Design” quindi i Brand delle aziende ferroviarie, gli interni, la loro forma, le scelte dei grafici sulla progettazione delle livree e via dicendo. Ma un’arte in particolare mi permise di esprimere questa passione: la fotografia.

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Ho cominciato a fotografare treni. Qualunque modello. Treni fermi e treni in  corsa. Ho cominciato a fotografare i pendolari, persone che aspettano, persone che vivono per un istante la stazione. Ho cominciato a fare delle piccole polaroid, scattate con un semplice cellulare. Mi piaceva e mi piace ancora catturare i momenti di vita ferroviaria. I treni, da quel momento sono diventati per me, fonte di ispirazione. Non avevo più paura, avevo soltanto voglia di vivere l’ambiente a 360 gradi, e la fotografia fu una grandissima compagna di avventure nella mia vita da pendolare. Ho cominciato così a documentare i miei viaggi, sulle due linee che ancora frequento, la Suzzara – Ferrara e la Bologna-Verona. Ho cominciato a scoprire gli scorci che all’inizio, a causa della mia grande tristezza, non riuscivo a vedere. Poi, successivamente, ho cominciato ad usare anche l’illustrazione. Non mi ritengo una grande disegnatrice, ma ho cominciato a raccontare le mie vicende tramite dei disegni fatti a mano applicati sulle foto, e poi, successivamente, ho cominciato a fare anche delle rielaborazioni grafiche sugli scatti e sopratutto ho cominciato ad applicare questi lavori ai miei esami universitari.

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A distanza di un anno, dopo la batosta del primo anno universitario, dopo la scoperta della ferrovia come ambiente e come persone che ancora oggi mi ” donano ” la loro esperienza da ferrovieri, dopo tutti i giramenti di idee, fotografo ancora quella meraviglia chiamata  “ferrovia”. Sono diventata più forte: il fare da pendolare mi ha permesso di crescere e di vedere anche quello che mi era difficile osservare. Col tempo ho anche appurato che la mia “passione” doveva essere concretizzata in qualche modo, a livello ferroviario e a livello artistico. Nel primo livello, ho deciso di mandare richieste lavorative con la speranza che questo desiderio di entrare a far parte di questo mondo si avveri, e sopratutto, ho anche deciso di impiegare il mio tempo libero al volontariato sui treni storici, presso l’Associazione Treni Storici di Verona, facendo qualche viaggio sui treni a vapore e dando una mano ai volontari in deposito quando c’è bisogno. A livello artistico, nell’ultimo periodo, tantissime persone, fra cui anche alcuni professori dell’Accademia, hanno contribuito a incentivare questo mio scattare foto ai treni e pubblicarle, facendomi conoscere altre persone che coltivano la mia stessa passione, legata all’ambito filosofico e anche un pò all’ambito tecnico ( chiaramente poco) , dandomi la possibilità di “fare  strada ” tra piccole mostre e piccole interviste lanciate sul web dove racconto di me e del mio piccolo mondo.

Credo che se non ci fossero i treni, la voglia di viaggiare e di vedere, oggi non sarei la persona che sono. Forte, ma allo stesso tempo anche un pò fragile. Determinata e con una voglia di viaggiare che sembra non fermarsi mai. Forse aldilà di tutto, se non avessi intrapreso questo percorso universitario e se non avessi cominciato a fare avanti e indietro con ben due treni, ora non sarei la persona che sono. L’essere pendolare mi ha resa forte da tanti punti di vista e mi ha permesso di sviluppare la mia passione per la fotografia mettendola in pratica su un ambiente inizialmente a me sconosciuto ma che ora come ora, è magico e pieno di scorci che, se non si vive, non si possono nemmeno immaginare.

Vita da pendolare. Se non ci fosse il treno, non so come farei.

 

Giulia